Settimana Santa ad Enna
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Settimana Santa di Enna è costituita da una serie di manifestazioni religiose derivanti da antiche tradizioni di origine spagnola che si tengono annualmente nella città siciliana. Le celebrazioni attraggono migliaia di turisti e rappresentano l'evento più importante per la città e per la sua provincia, soprattutto in occasione della processione del Venerdì Santo, la cui rinomanza si deve anche alla fiaccolata durante la quale sfilano circa 2.500 confrati incappucciati, che portano i fercoli di Gesù morto e della Madonna Addolorata, sulle note di diverse marce funebri. I riti sono stati inseriti tra le manifestazioni a richiamo turistico internazionale in Sicilia e tra le eredità immateriali della Regione Sicilia.
[modifica] Storia delle confraternite e dei riti pasquali ad Enna
Anche se le prime confraternite ennesi sorsero già nel Basso Medioevo, fu il XVII secolo a segnare un loro notevolissimo incremento, addotto con ogni probabilità dall'avvento dell'influsso spagnolo[1] sull'intera Sicilia, ma anche dalla cosiddetta controriforma cattolica che la Chiesa Romana promosse a seguito delle predicazioni d'ispirazione protestante di Martin Lutero.
Fu proprio la dominazione degli Spagnoli - che governarono l'Isola dal XV secolo fino al 1700 - a favorire la proliferazione delle confraternite, nate sulla base delle confradias iberiche, a quei tempi vere e proprie congregazioni che esercitavano, grazie agli ampissimi poteri e privilegi loro conferiti dai re spagnoli, un ruolo sociale ed un potere sul popolo assai significativo. I sovrani, fortemente legati alla Chiesa e alle sue ramificazioni sul territorio, concedevano sovente i titoli regali alle confraternite più grandi o più prestigiose, che furono in grande numero, anche ad Enna, insignite delle onorificenze di Venerabile, Regale, Nobile e Lata.
[modifica] Le confraternite
|
|
|
|
|
|
|
|---|---|---|---|---|---|
| Collegio del Santissimo Salvatore | É la più antica delle confraternite ennesi e fu fondata dai frati basiliani, fra contadini, agricoltori e gabellieri. Nel 1672 le fu conferito il privilegio di portare a spalla in processione l'urna con il Cristo morto. | Aiutare i confrati ammalati ed indigenti. | Alle 19 della Domenica delle Palme. |
|
|
| Collegio di S.Maria La Nuova | Costituito subito dopo la scomparsa dei Templari, rappresentava mugnai e panettieri. La chiesa antica era infatti Sede dell'ordine dei Templari. | Lo scopo sociale principale era quello di curare i malati di peste e i derelitti in epoche in cui gli ospedali erano pressoché assenti. | Alle 18 del lunedì santo. |
|
|
| San Giuseppe | Nacque dalla fusione di tre confraternite: Passione di San Giuseppe, San Girolamo e Santa Apollonia. Fra i privilegi che le sono stati conferiti vi è quello di portare a spalla la statua della Madonna il giorno di Pasqua. | Avvicinare i laici alla chiesa. | Alle 18 del martedì santo. |
|
|
| Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio | Fondata nella Chiesa di San Bartolomeo, aderì alla Compagnia della morte della quale porta le insegne: un teschio su due femori incrociati. Due suoi confrati hanno il privilegio di portare in processione le insegne della città di Enna. | Assistere i condannati a morte e poterne graziare tre ogni giorno 2 novembre in occasione della commemorazione dei defunti. | Alle ore 17 del martedì santo. |
|
|
| Santissima Passione | Costituita con bolla del vicere di Sicilia, Nel corso dei secoli le sono stati attribuiti molti privilegi fra i quali si ricordano la scorta dell'urna di Cristo e il portare in processione le tavole dei misteri. | Aiutare i poveri durante la loro vita e tumularli da morti. | Alle 18 della Domenica delle Palme. |
|
|
| Santissimo Sacramento | Fondata dall'aristocrazia venne apparentata alla confraternita dei Bianchi. | Assistere i vivi bisognosi e di seppellirli da morti. | Alle 17 del lunedì santo. |
|
|
| Maria Santissima Immacolata | Costituita da artigiani e commercianti, sorse dalla fusione delle confraternite di sant'Orsola e dei cordigeri. | Assistere i malati. | Alle 12,30 del mercoledì santo. |
|
|
| Maria Santissima del Rosario | Costituita per la prima volta nel 1552. Scioltasi e poi ricostituitasi, la sua rifondazione attuale risale al 1785. | L'assistenza ai poveri vivi e la loro sepoltura da morti. Solo i suoi confrati appartenenti alla nobiltà avevano questo privilegio. | Alle 17 della Domenica delle Palme. |
|
|
| [[Immagine:|150px]] | Maria Santissima di Valverde | Costituita fra gli agricoltori, prese il nome delle Madonna di Valverde, l'antica patrona della città. | Compier opere di carità in favore dei bisognosi e dei derelitti. | Alle 9,30 di mercoledì santo. |
|
| Spirito Santo | Fondata da agricoltori e contadini per avere la facoltà di partecipare, a pieno titolo, alle funzioni della settimana santa. I suoi confrati appartenevano infatti a gente di modesto livello che non era tenuta in grande considerazione dalle confraternite allora esistenti. | Alleviare le sofferenze dei poveri e diseredati. | Alle 16 di martedì santo. |
|
|
| Maria Santissima delle Grazie | Costituita dall'unificazione di altre tre confraternite di origine agostiniana, ebbe alterne vicende e fu più volte sciolta e ricostituita. | Dedicarsi ad opere pie. | Alle 16 del lunedì santo. |
|
|
| Sacro Cuore di Gesù | Venne fondata da lavoratori delle miniere di zolfo che si trovavano numerose nella provincia di Enna, presso la chiesa di san Paolino. Nel corso degli anni ha dovuto cambiare spesso la sua sede, ma ultimamente ha la sua sede presso la chiesa di Santa Maria del Popolo. | La cura dei poveri e degli infermi. | Alle 10,30 del mercoledì santo. |
|
|
| Maria Santissima della Visitazione | Intitolata alla santa patrona della città. Fra i suoi privilegi vi è quello di sfilare nella processione di luglio in onore della santa patrona della città. | Testimoniare il culto di Maria Santissima della Visitazione e delle anime defunte. | Alle 11 del lunedì santo. |
|
|
| Maria Santissima Addolorata | Costituita dai rappresentanti di arti e mestieri del capoluogo, ha la sua sede nella chiesa omonima. Fra i suoi privilegi vi è quello di portare in processione l'effige della Madonna dei Sette Dolori. | La divulgazione del sacramento dell'eucaristia. | Alle 11,30 del mercoledì santo. |
|
|
| Santissimo Crocifisso di Pergusa | Ultima ad essere costituita fra le confraternite ancora in servizio, nacque fuori dalla città, nel villaggio di Pergusa, fra i devoti del Gesù del lago (Signuruzzu du lacu). I suoi confrati, per il loro vestiario, ricordano da vicino le confraternite spagnole alle quali peraltro si rifanno tutte e quindici le confraternite di Enna. | L'adorazione di Gesù in croce. | Alle 16 della Domenica delle Palme. |
|
[modifica] Struttura delle confraternite ennesi
[modifica] Il Rettore della confraternita
La stessa gerarchia delle confraternite testimoniava il loro potere sul territorio, molto più radicato ed esteso rispetto finanche a quello regale: a capo di ciascuna congregazione veniva eletto il membro più anziano, al quale venivano automaticamente conferiti ampi privilegi. Egli infatti era detto Rettore della confraternita, e gli erano riconosciuti i titoli d'onore di Monsignore, Procuratore, Governatore, e rientrava a far parte di diritto del Civico Senato.
Tanto i Rettori erano influenti nella città - in cui erano visti come una sorta di casta autorità - che avevano addirittura la possibilità, limitata al giorno di festeggiamenti per il Santo Patrono della confraternita, di concedere la grazia a tre condannati a qualsiasi pena, ivi inclusa quella di morte. In pratica, ciò che oggi, in uno Stato laico com'è l'Italia può fare una sola persona in tutta la Nazione, ovvero il Presidente della Repubblica tramite la grazia, nei secoli di dominio spagnolo in Sicilia era concesso a centinaia di Rettori di confraternite ogni anno, accrescendo come è ben immaginabile il rispetto che avvolgeva questa figura anche ad Enna, l'allora città di Castrogiovanni.
[modifica] L'amministrazione dei beni
Era il Rettore a presiedere tutte le assemblee delle confraternite, e a curare il bilancio di queste ultime, con l'aiuto di un cassiere e di un segretario. Ogni confraternita infatti possedeva un patrimonio non certo irrilevante, al contrario molto esteso in specie per quei secoli di grande povertà: tutte le congregazioni erano molto spesso beneficiarie di lasciti, ex voto, donazioni provenienti in particolare dalle classi più agiate. Erano persino proprietarie di immobili e terreni, sovente dati in affitto, e grazie al fatto che si occupavano di carità e di assistenza agli ammalati negli ospedali, le confraternite erano estremamente popolari e ben viste, e pertanto sostenute anche economicamente dai fedeli, anche di minori possibilità economiche. Ciò si spiega con il fatto che la fede era radicatissima, durante il dominio spagnolo, presso tutto il popolo.
Grazie alle offerte e ai contributi dei confrati, ogni confraternita era in grado di presentare presso la Regia Prefettura un capitolo di spese ed entrate rinnovato annualmente, che, se era di una qualche consistenza, aumentava il consenso ed il prestigio attorno a tali confraternite.
[modifica] Le sette risorgimentali celate nelle confraternite
Alcune confraternite risorgimentali celavano addirittura nel loro seno vere e proprie sette segrete, che agivano contro il regime imposto dagli spagnoli, ed erano pertanto note come liberali. I loro rappresentanti erano sostenuti e protetti dalle stesse congregazioni, che consentivano loro di riunirsi tranquillamente in tutta sicurezza senza che la polizia potesse sospettare la natura di tali incontri.
Alcune confraternite furono costituite nell'allora Castrogiovanni proprio come mascheramento insospettabile di attività sovversive nei confronti dei Borboni, il cui strapotere nell'Italia meridionale non fu mai accettato dal popolo ennese, che si vide penalizzato in favore della vicina e filo-borbonica Caltanissetta. La processione del Venerdì Santo del 1859, alla vigilia dell'arrivo nell'Isola della spedizione dei Mille capitanata da Giuseppe Garibaldi, fu fortemente coinvolta da queste attività, con un avvenimento particolarmente inusuale.
In quell'anno, infatti, le attività dei liberali fervevano in tutta Italia, e ad Enna fu fissata un'importante riunione proprio il Venerdì Santo, con l'intenzione di distogliere le forze dell'ordine dall'incontro segreto. Il vertice, in cui erano coinvolti anche personaggi di spicco nella lotta al regime spagnolo a livello nazionale e anche l'influente barone Carini, si tenne nella zona detta ancor oggi del Mulino a Vento nella macro-area del quartiere Monte, allora una distesa agreste interrotta solo dal Cimitero storico di Enna. Secondo quanto pattuito, i membri si sarebbero dovuti recare in gran segreto nel luogo dell'incontro, nei pressi del convento dei Cappuccini, vestiti con la mantella dell'Arciconfraternita del Purgatorio. Terminata la riunione, i partecipanti avrebbero così potuto, passando dai sotterranei, unirsi alle file dei confrati nella processione in corso e camuffarsi tra gli incappucciati, evitando di fatto ogni controllo della polizia.
Non tutto andò secondo i piani, a causa di un informatore che segnalò ai vertici della polizia ennese l'incontro dei patrioti: i gendarmi piombarono sul mulino, sicuri di effettuare una brillante operazione, invece un frate posto a guardia del luogo dell'incontro avvertì i partecipanti che i poliziotti si avvicinavano e li fece fuggire attraverso il sottopassaggio, tramite il quale i liberali, vestiti da confrati, andarono ad ingrossare le file della processione giunta al Cimitero e poterono passare inosservati sfilando innanzi agli occhi ignari di fedeli e forze dell'ordine, protetti dalla visiera del cappuccio abbassata sul volto. Il barone Carini fuggì da Castrogiovanni, e gli altri liberali, giunti al Duomo cittadino, si diedero anch'essi alla fuga usufruendo del Palazzo Varisano, pregevole edificio nobiliare posto di fronte al Duomo ed oggi sede del Museo Archeologico Regionale di Enna.
[modifica] La nascita del Collegio dei Rettori
Nel 1714, in piena fioritura delle confraternite ad Enna, il viceré di Sicilia Conte Annibale Maffei emise un decreto col quale istituì il Collegio dei Rettori, un organo che riuniva tutti i Rettori delle confraternite cittadine, originariamente a carattere spiccatamente economico, come desumibile dal nome che gli fu dato in principio, vale a dire Consiglio Economico delle Corporazione Religiose. Come prevedibile, il Collegio divenne presto l'organismo più potente ed influente esistente in città, giacché esso riuniva le maggiori autorità religiose.
Il Collegio dei Rettori settecentesco aveva come insegna un labaro di tessuto su cui erano raffigurate le confraternite, e partecipava attivamente ai riti della Settimana Santa di quel secolo. La processione della domenica mattina per l'Ora di adorazione al Duomo era preceduta dai mazzieri, e vedeva in testa il Rettore della Confraternita dei Cordigeri il quale sosteneva un crocifisso ligneo con in rilievo un Cristo a grandezza d'uomo, alle cui mani erano legati nastri in seta dai colori corrispondenti a quelli delle mantelline delle confraternite. I partecipanti alla processione, in particolare i Rettori, reggevano così i nastri, come ancor oggi avviene a Pietraperzia in occasione del Venerdì Santo.
Nel 1740, ad Enna vi erano 34 tra Confraternite, Compagnie e Collegi, tra cui a primeggiare era indubbiamente lo stesso Collegio dei Rettori: un numero spropositato di congregazioni religiose in rapporto alla popolazione della città, allora molto meno numerosa rispetto ad oggi, che riuscivano ad influire pesantemente sull'amministrazione della stessa e sul potere del sovrano spagnolo. Il Collegio dei Rettori fu a tal punto ritenuto "pericoloso" per la libera gestione degli affari pubblici, da essere addirittura sciolto già nel 1783 dal Viceré del tempo.
Si dovette attendere il 1944, l'immediato dopoguerra in Sicilia, per ottenere la ricostituzione del Collegio, stavolta però con ben diverse funzioni, limitate infatti all'organizzazione più efficace dei riti religiosi pasquali e delle attività delle confraternite, e con ben più ristretti poteri. I componenti del Collegio sono attualmente 15.
Oggi, l'Ora di adorazione in Duomo non è più svolta come un'unica, grande processione del Collegio dei Rettori come nel Settecento, ma al contrario ogni confraternita manda in Cattedrale il proprio Rettore coi suoi collaboratori più stretti, la cosiddetta Terzaglia; ogni ora le terzaglie delle varie confraternite si avvicendano ordinatamente in Duomo per un rito molto solenne e sentito.
[modifica] Tutte le processioni più bizzarre del passato
In secoli di celebrazioni, i riti della Settimana Santa ennese hanno più volte conosciuto bizzarri o eclatanti imprevisti, la maggior parte dei quali legati al maltempo che caratterizza il primo scorcio di primavera nelle zone, come la Sicilia centrale, dove vi è un clima di transizione tra il clima steppico e il clima mediterraneo mesotermico. In passato - ormai il riscaldamento globale ha notevolmente mitigato il clima ennese - la neve, la grandine, la pioggia, il vento o la nebbia accompagnavano puntualmente la Settimana Santa[senza fonte].
Durante il freddissimo XVIII secolo il cattivo tempo sconvolse più volte le sacre funzioni. La processione del Venerdì Santo, ad esempio, nel 1782 fu bloccata dalla neve molto alta: pare fu quello il primo anno, e ad oggi l'unico, in cui, per causa di forza maggiore, l'evento religioso più sentito del periodo pasquale venne sospeso. Pochi anni dopo, nel 1798, quando la processione aveva ancora percorso un solo tratto di via Roma, si levò un vento fortissimo, che costrinse confrati e fedeli a rifugiarsi all'interno della vicina Chiesa di San Cataldo. A quella sorta di ciclone seguì una violenta grandinata, che impedì a quanti erano riparati in chiesa di uscire, non prima del mattino seguente.
Nell'Ottocento, si ebbero invece incidenti di diversa natura: nel 1812 si verificò il più grave mai registrato sino ai giorni nostri, ovvero l'esplosione per ragioni ignote di una fabbrica di petardi, che provocò due morti e numerosi feriti. Nel 1831, invece, 5 detenuti a pene gravi riuscirono a fuggire dalle prigioni allora situate nel Castello di Lombardia, durante la processione del Venerdì.
[modifica] I simboli della Settimana Santa ennese
I riti della Settimana Santa ennese, essendo fortemente impostati sul modello di quelli spagnoli, hanno derivato da questi ultimi anche i simboli, vale a dire il tipico abbigliamento dei confrati, con le peculiari vesti, e ancora i Misteri portati in processione il venerdì Santo e persino la tradizione culinaria. Ma di maggiore interesse sono probabilmente le mantelline indossate dai confratelli, e ciascuna propria di una confraternita.
[modifica] L'abbigliamento del confrate
I confrati devono attenersi ad un rigido regolamento che ne stabilisce l'abbigliamento durante la processione. L'abbigliamento-tipo del confrate è formato da:
- camice bianco
- cingolo ai fianchi
- scapolare
- mantella (in dialetto ennese "mantiglia", dal termine spagnolo "mantillas")
- guanti
- cappuccio con visiera (abbassata durante le processioni della Settimana Santa)
- corona di vimini sul capo
[modifica] Le mantelline e le insegne
Essenzialmente, il costume dei confratelli ennesi consta di un lungo camice bianco, stretto ai fianchi da un cingolo, uno scapolare, la mantellina colorata (che nel dialetto ennese è nota come mantiglia, il perfetto equivalente dello spagnolo mantilla, di eguale pronuncia), i guanti bianchi, il cappuccio con la visiera abbassata e una corona di vimini sul capo a simboleggiare la corona di spine portata da Gesù Cristo durante il calvario.
La parte più vistosa di questi costumi risiede nei loro colori, che variano da confraternita a confraternita e che contribuiscono a rendere la processione del Venerdì Santo estremamente coreografica. Di seguito, sono riportate le principali differenze tra i costumi propri delle varie confraternite:
- Santissimo Salvatore:
La mantellina è di colore giallo intenso, con a sinistra la rossa croce di Malta; la stessa si ripete sullo scapolare, anch'esso giallo, adottato nel 1955 poiché prima di allora i confrati portatori dell'urna del Cristo Morto indossavano solamente il camice bianco. - Maria Santissima La Nuova:
La mantellina è di colore azzurro avion; sotto di essa si notano uno scapolare e una fascia dello stesso colore, con due risvolti a nappe che pendono dal lato sinistro, i confrati professi portano un antico medaglione d'argento al collo. - San Giuseppe:
La mantellina è di colore verde oliva. - Anime Sante del Purgatorio:
La mantellina, i guanti, il cingolo con due nappe pendenti sul lato destro, i pantaloni e le scarpe sono tutti rigorosamente di colore nero, con a sinistra, sulla mantellina, lo stemma del teschio con due ossa incrociate. La lugubrità del vestiario è confermata anche dalla corona del Rosario che essi portano al collo, avente un teschio di legno verniciato. I mazzieri, oggi anch'essi in nero, portavano un tempo mantelli rosso damascato, una livrea e dei guanti di pizzo bianco, e scarpe con fibbie d'argento. - Santissima Passione:
La mantellina è di colore rosso scarlatto come il sangue di Gesù rievocato dal nome stesso di Passione. A sinistra vi è l'effige dell'Ecce Homo, mentre un filo bianco e rosso cinge alla vita il bianco camice. Un tempo venivano usate calze rosse e sandali neri. - Santissimo Sacramento:
La mantellina è di colore bianco. - Maria Santissima Immacolata:
La mantellina è color bianco latte, come il vestito della Madonna Immacolata da cui prende nome questa confraternita. - Maria Santissima del Rosario
- Maria SS. di Valverde:
La mantellina è di colore verde intenso. - Spirito Santo:
La mantellina è di colore amaranto, sul camice campeggia una fascia verde, con due risvolte a nappe pendenti sul lato destro, e verdi sono pure i guanti. - Maria Santissima delle Grazie:
La mantellina è di colore rosa pallido, con un cingolo nero. - Sacro Cuore di Gesù:
La mantella è in pregiato tessuto rosso damascato, il cui camice, originariamente, aveva la coda. - Maria Santissima della Visitazione:
I confratelli della Madonna della Visitazione, patrona della città, impiegano il vestiario del 1600, caratterizzato dal camice a sacco (cammisa in dialetto) suddiviso in due parti con i bordi merlettati, la mantellina color azzurro tenue e il tipico scapolare di nastro su cui è ricamata l'effigie della Madonna. Prima di allora, i confrati avevano appena un perizoma a coprire le loro nudità. - Maria Santissima Addolorata:
La mantellina è di colore viola, mentre i camici conservano la coda che striscia per terra. - Santissimo Crocifisso di Pergusa:
Nonostante sia l'ultima confraternita in ordine cronologico, è l'unica che utilizza l'antico costume spagnolo, privo di mantellina, sostituita da un camice color giallo con un vistoso colletto e le maniche svasate, e con un cappuccio a punta rigida.
[modifica] Domenica delle Palme
[modifica] La processione di Gesù e degli Apostoli
[modifica] L'ingresso di Gesù a Gerusalemme
I riti si aprono la Domenica delle Palme, allorquando viene evocato l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Alle 9,30 del mattino, come detta la tradizione, presso il barocco Santuario di Papardura, arroccato sui ripidi fianchi della montagna su cui sorge la città, i confrati della Passione rappresentano l'arrivo del Messia nella città santa. Uno dei confrati, rappresentante Gesù, monta su un asinello, preceduto da dodici compagni, rappresentanti gli apostoli, che reggono grandi rami di palma. Il corteo risale per la strada che porta in città, e viene accolto al quadrivio del Monte dalle rappresentanze delle confraternite e dalla banda in festa, circondata da un gran numero di fedeli.
A questo punto, la processione si ferma alla Chiesa di San Sebastiano, dinanzi alla quale viene posto un portale su cui vigilano due sentinelle romane dell'imperatore; Gesù sull'asinello e i dodici apostoli, attraversando tale portale fra gli osanna della folla, si avviano ad assistere alla benedizione delle palme e degli ulivi, per poi guidare una grande processione che percorrerà per intero la parte occidentale della città alta, ivi incluse le tortuose e pittoresche viuzze dei quartieri tradizionali come pure i rettilinei ed ampi viali della zona moderna. Quando finalmente la processione raggiunge la Chiesa di San Leonardo, essa viene accolta dai fedeli e dal suono delle campane, mentre all'interno si dà il via alla passione di Gesù di cui fa memoriale il simulacro dell' Ecce Homo.
[modifica] L'adorazione delle confraternite
[modifica] La processione e l'adorazione in Duomo del Collegio dei Rettori
Il pomeriggio, si riprendono le solennità alle 15,30 presso la Chiesa di Montesalvo, da dove ha inizio la processione cui partecipa il Collegio dei Rettori e le terziglie, ovvero le rappresentanze di ciascuna confraternita, distinte dai colori differenti delle mantelline. Questa processione, si snoda per le vie principali di Enna alta, percorrendo di fatto la via Roma per tutta la sua lunghezza fino ad arrivare al Duomo, dove il Collegio dei Rettori si riunisce in preghiera dinanzi al SS. Sacramento. Dopodiché, rispettando precedenze ben determinate, ogni confraternita effettua a turno, da qui al Mercoledì Santo, un'ora di adorazione: in dialetto ennese, proprio per questo le confraternite sono altresì note come le ure[3].
[modifica] L'ora di adorazione delle confraternite
Di seguito, sono riportate le confraternite che svolgono l'ora di adorazione in Duomo nell'ordine, e viene specificato da quale chiesa d'origine muovono in processione verso la Cattedrale.
- L'adorazione della Compagnia di Maria Santissima del Rosario
Puntualmente alle 17,00, la Compagnia del Rosario, si presenta in Duomo in seguito a una breve processione dalla vicina Chiesa di San Giovanni Battista, per la propria ora di adorazione al SS. Sacramento. Fondata nel 1785, nella Compagnia del Rosario rivive tuttavia la cinquecentesca Compagnia dei Bianchi istituita dal Sant'Uffizio spagnolo. Originariamente, i confrati erano tutti nobili e si occupavano dell’assistenza spirituale dei condannati a morte e della loro sepoltura.
- L'adorazione della Compagnia della Passione
I confratelli della Passione muovono dalla Chiesa di San Leonardo percorrendo, la via Passione che ne prende il nome, piazza Pulcini, l'antica e suggestiva via Mercato e la via Roma. - L'adorazione della Confraternita del Santissimo Salvatore
Muovendo dalla Chiesa del Santissimo Salvatore, percorrono via Salvatore che da tale confraternita prende nome, via Portosalvo, via San Francesco da Paola, scendendo sino in piazza Duomo per la via Roma.
[modifica] Lunedì Santo
- L'adorazione della Confraternita di Maria Santissima della Visitazione
Alle ore 11:00 si recano in duomo i confratelli di Maria Santissima della Visitazione, che percorrono così Enna alta per intero dalle viuzze più antiche, attraversando via Montesalvo, via Mercato e quindi tutta la via Roma.
- L'adorazione della Confraternita di Maria Santissima delle Grazie
Alle 16:00, dalla chiesa di Sant'Agostino muove la Confraternita di Maria Santissima delle Grazie che percorre la via Candrilli, la via Mercato Sant'Antonio e la via Roma giungendo infine al duomo.
- L'adorazione della Compagnia del Santissimo Sacramento
Alle 17:00, dalla Chiesa di San Tommaso muove la Confraternita del Santissimo Sacramento, che percorre un notevole tratto della via Roma.
- L'adorazione del Collegio di S. Maria La Nuova
Alle 18:00 dalla Chiesa della Donna Nuova l'omonimo Collegio si reca in processione al duomo, percorrendo la via Donna Nuova e la via Roma.
[modifica] Il Lunedì Santo nei secoli scorsi
Nei secoli scorsi vi erano altre istituzioni religiose ad affollare il Duomo in occasione del Lunedì Santo, per l'ora consueta di adorazione; esse erano, nell'ordine: i Reverendi Padri Riformati, la Pia Unione Figlie di Maria, l' Associazione Donne Cattoliche, le Parrocchie di San Giovanni Battista, San Tommaso, San Cataldo e Sant'Agostino, oltre al Capitolo della Collegiata Chiesa Madre e il Collegio di San Pietro, quest'ultimo, risalente al 1581 e sciolto nell'ultimo dopoguerra, comprendente tutti i panettieri e la manodopera della pasta.
[modifica] Martedì Santo
- L'adorazione della Confraternita del SS. Crocifisso di Pergusa
Alle ore 11:00 del Martedì Santo, si reca in adorazione al Duomo la confraternita che organizza i riti detti del Signuruzzu du Lacu[4], quando una statua divina viene imbarcata sul lago di Pergusa; si tratta della più giovane confraternita e dell'unica che ha sede fuori dal centro storico, ovvero dalla città alta.
- L'adorazione della Confraternita dello Spirito santo
Alle 16:00, dalla Chiesa di San Bartolomeo giunge in Duomo la Confraternita dello Spirito Santo, attraversando processionalmente piazza San Bartolomeo, via Mercato e via Roma.
- L'adorazione dell'Arciconfraternita delle Anime Sante
Alle 17:00, dalla barocca Chiesa delle Anime Sante che prospetta su piazza Neglia, si muove l'Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio che percorre in processione un notevole tratto della via Roma.
- L'adorazione del collegio di San Giuseppe
Alle 19:00, dal Santuario di San Giuseppe parte la processione del collegio omonimo, che attraversa un breve tratto della via Roma per raggiungere il Duomo.
[modifica] Mercoledì Santo
Il Mercoledì Santo è l'ultimo giorno in cui le confraternite si recano al Duomo per l'ora di adorazione: a conclusione di questo primo momento dei riti pasquali ennesi, nella Chiesa Madre ha luogo la messa in piazza, puntualmente stracolma, e poi l'ostensorio viene portato in processione.
[modifica] Le ultime confraternite si recano in adorazione al Duomo
- L'adorazione del Collegio di Valverde
Dalla Chiesa della Madonna di Valverde, i confrati percorrono in processione via Valverde, piazza San Giorgio, piazza Sant'Agostino, via Candrilli e via Roma fino al Duomo.
- L'adorazione della Confraternita del Sacro Cuore di Gesù
Alle ore 10:30 dalla Chiesa di Santa Maria del Popolo, percorrendo la via Vittorio Emanuele e la via Roma, la Confraternita del Sacro Cuore di Gesù si reca in Duomo per la propria ora di adorazione.
- L'adorazione della Confratrernita della Madonna Addolorata
A mezzogiorno in punto, dalla Chiesa della Madonna Addolarata muove verso il Duomo in processione, in assoluto la più suggestiva nei primi quattro giorni della Settimana Santa ennese. I confrati dell'Addolorata, numerosissimi e composti, formano un imponente cordone umano, coi camici striscianti ed in testa una schiera di bambini vestiti da angioletti o da giovani monache, che percorrono parte della via Roma.
- L'adorazione della Compagnia di Maria Santissima Immacolata
Alle 12:30 anche l'ultima confraternita raggiunge il Duomo muovendo dalla Chiesa di San Francesco d'Assisi, nel pieno centro della città. La processione attraversa dunque la parte superiore di via Roma e le sue ampie piazze.
[modifica] La benedizione e l'uscita in processione del SS. Sacramento
Alle ore 13,00, quando anche l'ultima confraternita ha effettuato la rituale adorazione del SS. Sacramento, viene celebrata in Duomo la Santa Messa di reposizione dell'eucaristia, originale perché cantata, durante lo svolgimento della quale, come da tradizioni, i confrati del Sacro Cuore di Gesù e dell' Addolorata invadono festosamente i ristoranti della zona per rifocillarsi e compensare alle fatiche processionali.
Conclusosi questo rito tutt'altro che sacro, in Duomo avviene la benedizione del SS. Sacramento, l'oggetto dell'adorazione delle 15 confraternite nei giorni precedenti; il SS. Sacramento viene infatti posto in uno dei preziosissimi ostensori custoditi al Museo Alessi di Enna, un vero e proprio capolavoro dell'oreficeria barocca, risalente al 1735.
L'ostensorio, la cui esposizione è da richiamo a molti turisti, è a forma di raggiera ed interamente realizzato in oro, alto 84 cm e largo fino a 39 cm nel diametro della raggiera stessa. Quest'ultima, infatti, è sorretta da un angelo con le ali aperte, ed è riccamente tempestata di preziosissimi smalti e gemme, presenti fra l'altro anche sul fusto e sul piedistallo dell'opera e di colori studiati apposta per rendere un pregevole effetto chiaroscurale. Il valore simbolico di tale ostensorio è anch'esso elevato, giacché il suo fusto è suddiviso in tre sezioni rappresentanti la Fede, la Speranza e la Carità, mentre le miniature di smalto sulla base raffigurano il grano e l'uva, entrambi elementi eucaristici.
La benedizione avviene all'aperto, in piazza Mazzini, sotto il barocco Portale di San Martino e dinanzi a una folla che assiepa l'intera piazza e l'adiacente piazza Duomo. Poi, l' ostensorio d'oro e gemme contenente il SS. Sacramento viene portato in processione per le vie Orfanotrofio, Bagni e la via Roma, un breve ma intensissimo tour nel consueto bagno di folla, rientrando in Duomo dal portale centrale. A questa processione partecipano le confraternite della giornata con le visiere alzate e i vessilli inalberati.
[modifica] La rappresentazione vivente della Passione
Dal 1981, su iniziativa della parrocchia del SS. Crocifisso di Pergusa e dell'omonima confraternita, ogni Mercoledì santo, in serata, si svolge nella frazione del Villaggio Pergusa la rappresentazione vivente della passione e morte di Gesù. La manifestazione, anch'essa molto seguita dai fedeli e dai turisti, si tiene nella piazza principale del Villaggio. Pergusa dista 10 km da Enna alta e 5 da Enna Bassa, cui è collegata dalla Strada Statale 561 Pergusina, ed è un prestigioso polo turistico-sportivo grazie al suo famoso autodromo e al bellissimo lago collocato all'interno di una riserva.
[modifica] Giovedì Santo
Giovedì Santo, nonostante funga da spartiacque tra i primi quattro giorni di processioni a ritmo serrato e il grande evento del Venerdì Santo, è comunque di grande interesse, poiché l'intera città si concentra sulla lavanda dei piedi in mattinata, per poi trasformarsi in méta di incessanti pellegrinaggi che cominciano nel primo pomeriggio e si protraggono sino a tarda notte.
Tutte le chiese di Enna allestiscono, infatti, ciascuna il proprio sepolcro, che consiste nell'addobbare in modo l'altare maggiore collocandovi tra l'altro in artistici tabernacoli e urne di varie forme l'Eucarestia in estensione, rappresentante Gesù nel sepolcro, appunto. La tradizione, che attecchisce parzialmente anche nelle giovani generazioni, impone la visita di tre sepolcri, la qual cosa determina l'affollamento di tutte le strade su cui si affacciano le chiese, anche quelle più piccole o spesso tenute chiuse ai fedeli.
[modifica] Venerdì Santo
Venerdì Santo è il giorno clou, il culmine e l'apice dei riti pasquali ad Enna. Stando ai dati resi noti in un'intervista dal presidente del Collegio dei Rettori, sarebbero oltre 20.000 le persone che gremiscono normalmente la città per assistere alla grande processione dei 3.000 confrati. L'evento sacro, che è il più importante di Enna assieme alla festa patronale del 2 luglio, è probabilmente quello di maggiore richiamo turistico dell'intera provincia, fatte salve le competizioni motoristiche ennesi all'Autodromo di Pergusa, e da solo incide significativamente sull'intera stagione turistica e sulla funzionalità delle strutture ricettive.
La Processione dei Misteri di Enna è stata infatti inserita dalla Regione Siciliana tra gli eventi di attrazione a livello internazionale che si tengono sull'isola, e figura inoltre nell'ambito del Registro delle Eredità Immateriali (REI) della Regione a statuto speciale, ed è congruamente finanziata sia dalla Regione quanto da tutti gli enti locali, in particolare dalla Provincia, e gode altresì di prestigiosi patrocini come quello della Comunità Europea. Migliaia di visitatori provenienti dalle province limitrofe si aggiungono puntualmente alla folla di ennesi e a quella dei turisti, rendendo necessari provvedimenti per il mantenimento dell'ordine pubblico e regolari servizi pubblici gratuiti per l'accesso ai luoghi della processione[5].
[modifica] I riti
[modifica] Prima dell'uscita in processione del Cristo Morto dal Duomo
I riti sacri vengono avviati dalla Santa Messa che si tiene al Duomo, nota come rito delle tenebre, che consiste nella lettura e meditazione sul Passio Domini, un lungo e dettagliato passo del Vangelo sulla passione di Gesù, suddivisa in sette parti.
Alla celebrazione eucaristica, seguono alcuni riti tradizionali: i canonici, vestiti con cappuccio viola e la veste che tocca terra, e l'ermellino bianco sulle spalle, scalzi, percorrono la navata centrale del Duomo in tutta la sua lunghezza, genuflettendosi tre volte per rievocare le tre cadute di Cristo nella salita al Calvario. Anticamente, per riprodurre lo spaventoso boato delle tre cadute di Gesù venivano accatastate delle pesanti sedie che poi erano fatte cadere provocando una fortissima eco fra le mura della chiesa. Giunti all'altare maggiore, essi adorano il prezioso Crocifisso ligneo tenuto velato sin dal giorno precedente.
[modifica] La banda rileva le confraternite
Alle 17 una delle bande cittadine si reca presso la Chiesa di San Leonardo per accompagnare in processione la Compagnia della Passione, alla quale, durante il tragitto verso il Duomo, si accoderanno tutte le altre confraternite, men che quelle del SS. Salvatore, dell'Addolorata e di Maria SS. della Visitazione. Il corteo, abbracciato da due ali di folla lungo le vie del centro storico, sosta presso la Chiesetta dell'Addolorata per consentire alle migliaia di confrati di omaggiare la Madonna Addolorata, la cui statua è già stata collocata sulla cosiddetta vara[6]. Finito questo lungo rito, i confrati dell'Addolorata si dispongono a chiusura della processione e portano all'esterno della chiesa il fercolo della Vergine, che viene posto nel portico per essere ammirato da fedeli.
[modifica] Il fercolo della Madonna Addolorata si avvia al Duomo
La vara della Madonna Addolorata ricorda quello della "Macarena" di Siviglia. La statua di Maria, appare con il capo reclinato a sinistra ed un'espressione d'angoscia e dolore impressa sul volto, con le labbra socchiuse in un gemito di disperazione, e le mani, a differenza di quanto avviene in gran parte delle statue mariane, non sono giunte, ma una, la destra, stringe il seno in corrispondenza del cuore, trafitto dal dolore, mentre la sinistra afferra un fazzoletto. Il collo è cinto da una preziosa collana d'argento contenente una reliquia. Fino agli anni settanta, il resto del corpo era invece ricoperto di ex-voto. La Madonna indossa un ampio manto merlato di velluto nero in segno di lutto, e la vara, sormontata da una cupoletta, è illuminata dalle lampadinette, con fiori bianchi ai piedi della statua.
Terminata l'esposizione del fercolo dell'Addolorata, alle 16,45 esso viene portato a spalla dai confrati lungo via Mercato Sant'Antonio, viuzza secondaria piena di botteghe che in questa occasione trabocca di gente, superata la quale i confrati si immettono in una via Roma stracolma, lungo la quale muovono il fercolo con un ritmo lento e ondulatorio accentuato dalle marce funebri che sottolineano la tragedia della madre di Gesù che piange suo figlio morto.
[modifica] Il fercolo del Cristo Morto viene portato in Duomo
Contemporaneamente, dalla parte superiore della città i confrati del SS. Salvatore percorrono in processione le vie Salvatore, Portosalvo, Tre Palazzi e Roma per portare al Duomo l'urna del Cristo Morto, che attenderà l'arrivo della Madonna Addolorata all'interno della cattedrale. L'urna monumentale, che alle 17,00 entra in cattedrale, è un pregiato lavoro di ebanisteria, fatta di legno massiccio lavorato, e laminato in oro zecchino, sormontato da una croce e avente quattro angeli con le ali spiegate posti agli angoli e vetri che rendono visibile il corpo di Gesù contenuto all'interno. Adagiato su una coltre di raso, Cristo è rappresentato coronato di spine e reca molte ferite sanguinanti, con barba e capelli incolti e la bocca digrignata, coperto solo da un perizoma bianco.
Prima di questa urna, risalente al 1935, veniva usata una molto più piccola e leggera.
[modifica] I misteri
Salendo verso il Duomo, la Confraternita della Passione porta, secondo un ordine ben preciso lungo le due file, i cosiddetti "misteri", ovvero i simboli per fare memoriale della passione di Cristo.
Sul lato sinistro si possono individuare: la lanterna che condusse i soldati ai Getsemani, la spada di cui San Pietro si servì per tagliare l'orecchio di uno dei soldati, un guanto simboleggiante le mani di Ponzio Pilato, la corona di spine poste sul capo di Gesù, i flagelli con i quali venne frustato, il tamburo che scandì l'ascesa al Calvario, il velo con cui la Veronica asciugò il volto insanguinato del Cristo , i chiodi con i quali fu crocifisso, la scritta INRI posta sulla sommità della croce, i dadi che furono usati dai soldati romani per tirare a sorte le vesti da contendersi, la lancia con la quale Gesù fu ferito al costato, e la scala, in miniatura, con la quale fu deposto dalla croce.
Sul lato destro si notano invece: il calice da cui Gesù bevve nell'orto degli ulivi, la borsa con i trenta denari per i quali Giuda tradì il suo maestro, le funi con cui fu legato, il mantello rosso che lo coprì nel pretorio, una colonna di marmo che ricorda il luogo dove Cristo fu frustato, la canna che gli fu messa tra le mani, la bacinella e la brocca con cui Ponzio Pilato si lavò le mani, la croce che fu caricata sulle spalle di Gesù, il martello che servì per conficcare i chiodi, la tenaglia adoperata per toglierli, la spugna imbevuta di aceto che gli fu data per dissetarsi per umiliarlo, e il sudario nel quale fu avvolto prima di essere deposto nel sepolcro. Ma il più curioso fra tutti i Misteri è certamente il gallo, narcotizzato leggermente con del vino, ma ben vivo, ornato con nastri multicolori, che canta due volte come quando San Pietro rinnegò per tre volte di conoscere Gesù.
[modifica] L'afflusso in Duomo degli incappucciati
Intanto, le confraternite si sono disposte fuori dal Duomo in base ad un preciso ordine delle precedenze, che nel 1941 fu discusso addirittura dal Vaticano per risolvere una controversia. La prima è la Compagnia della Passione che con i "Misteri" apre la processione, preceduta da una banda musicale e dal coro dei cosiddetti 'mbriachi (ubriachi) che cantano i lamintanzi (lamenti), sorta di gemiti di dolore che rievocano la passione di Gesù. Seguono poi, in ordine di fondazione più recente, la Confraternita del SS. Crocifisso di Pergusa, il Collegio di Valverde, la Compagnia del SS. Sacramento, la Confraternita di Maria SS. delle Grazie, il Collegio di S. Giuseppe, la Compagnia del Rosario, la Confraternita di Maria SS. Addolorata, la Confraternita di Maria SS. della Visitazione, la Confraternita del Sacro Cuore, la Confraternita dello Spirito Santo, la Compagnia di Maria SS. Immacolata, l'Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio, il Collegio di Santa Maria la Nuova e infine la Confraternita del SS. Salvatore.
[modifica] L'Addolorata sale in Duomo e incontra il Cristo Morto
Alle 18,15, il fercolo della Madonna Addolorata viene caricato, sempre a spalla dai confrati, sulla grande scalinata del Duomo, e viene posizionato all'interno della cattedrale dove l'attendeva l'urna del Cristo Morto. Seguendo l'ordine sopra descritto, poi, tutti i confrati entrano in Duomo salendo la gradinata centrale e defluiscono, con forte effetto scenico, all'interno della chiesa: attraversando la navata centrale, essi rendono omaggio al Cristo Morto e poi escono dal portale secondario, sistemandosi così in piazza Mazzini pronti per l'imnizio della Processione vera e propria.
[modifica] La Processione dal Duomo al Cimitero
Dopo che tutti i confrati hanno attraversato la navata centrale del Duomo per rendere omaggio all'urna del Cristo Morto, e sono usciti dal portale laterale di San Martino, intorno alle 19,00 i fercoli di Gesù prima e dell'Addolorata appresso vengono usciti in processione, preceduti dalla banda e dalla cosiddetta Spina. Si tratta di una preziosa Croce reliquiario in argento del XVI secolo, al cui centro, incastonata in una casella di vetro, si trova una delle spine della corona di Cristo assieme ad un pezzo della sua croce. La croce è innestata in un candeliere decorato allo stesso modo, ovvero con motivi a ramoscelli e fiori dorati, mentre la sua base presenta cesellate delle arpie con possenti ali e grandi artigli. La Spina viene condotta in processione dal 1733, quando cioè la principessa di S. Caterina donò la croce al Tesoro del Duomo con la precisa volontà che fosse portata in processione il Venerdì Santo.
Un boato di applausi accoglie l'uscita dal portale centrale del Duomo della Spina, del Cristo Morto subito condotto in processione lungo Via Roma e dell'Addolorata portata dai confrati: il fercolo della Madonna discende lentamente la scalinata della cattedrale, sulle note di alcune marce funebri composte apposta per l'occasione nell'Ottocento, e viene quindi posto al centro di una piazza Duomo stracolma al pari dell'attigua piazza Mazzini - affollata dai 3.000 confrati - per ricevere l'adorazione e le preghiere di una folla silente. Per alcuni minuti il fercolo della Vergine in lutto per la morte del Figlio viene trattenuta in piazza e poi esso viene prelevato a spalla dai confrati più forzuti e anch'esso segue la processione già avviata. Si tratta, probabilmente, della processione più lunga di Sicilia, poiché si snoda per oltre 2 km e vede l'intero centro storico cittadino riempirsi di una calca di migliaia di persone, ordinatamente disposte ai lati della via Roma come in un abbraccio che le due ali di folla stringono ai quasi 3.000 confrati che sfilano per ore con la visiera abbassata attraversando Enna alta da un capo all'altro.
L'Addolorata, ondeggiando sulle mani dei confrati come ad accompagnare le note delle marce funebri intonate dalle bande, discende la Via Roma preceduta dal lunghissimo e policromatico corteo cui prendono parte massivamente tutte e 15 le confraternite cittadine con 3.000 confrati incappucciati. La suggestione della Processione dei Misteri è data dalla rievocazione di eventi a tutti noti che suscitano la pietà popolare dei fedeli. Tace il caotico traffico ennese, tace il frenetico shopping, si spengono le vetrine dei negozi, delle banche, degli uffici, per lasciare che migliaia di torce collocate in imponenti cordoni luminosi gettino luce quando il sole comincia a calare, senza perciò turbare un'atmosfera di mestizia.
La processione scorre lenta per il corso di via Roma, attraversando tutte le piazze protagoniste della vita cittadina, da piazza Napoleone Colajanni alle piazze Umberto I e IV Novembre, fino ad arrivare alla centralissima Piazza Vittorio Emanuele II, meglio nota come Piazza San Francesco, dove le troupes televisive effettuano delle riprese aeree dell'intera processione. Nelle piazze sono regolarmente accalcate migliaia di persone, ed il Belvedere cittadino è anch'esso strapieno, nonostante la processione non lo attraversi.
La processione raggiunge a questo punto piazza Matteotti, l'incrocio cittadino più pesantemente trafficato e abitualmente rumoroso e movimentato: ma all'arrivo dei confrati, che procedono lentamente , la vita frenetica si ferma improvvisamente (l'intero centro storico viene trasformato in una grande isola pedonale sin dal pomeriggio) per cedere il passo all'evento religioso.
Essa si snoda dunque per tutta via Roma, per sopraggiungere poi in via Libertà ed arrivare quindi in un anomalo quadrivio del Monte, dove si accalcano soprattutto i fedeli ad attendere l'arrivo della processione. Percorso per tutta la sua lunghezza il viale Diaz, il solenne corteo raggiunge finalmente il vastissimo spiazzale antistante il Cimitero intorno alle 20,45.
Il clero ha naturalmente seguito la processione: un baldacchino ospita il Vescovo, seguito dai monsignori e dai parroci. Tutti e due i vescovi della provincia di Enna - quello della Diocesi di Piazza Armerina e quello di Nicosia assistono alla processione nel capoluogo.
[modifica] Dalla benedizione al Cimitero al ritorno in Duomo
Una sosta strategica ha luogo dunque nell'enorme spiazzale antistante il Cimitero storico di Enna. Le confraternite defluiscono verso gli spazi loro appositamente riservati, mentre il resto della piazza è occupato dai fedeli in coda. Da un palco allestito in un angolo da cui l'intera piazza è ben visibile, viene impartita la solenne benedizione, dopodiché la Spina ed i fercoli del Cristo Morto e della Madonna Addolorata entrano nella Chiesa annessa all'ex Convento dei Benedettini mentre i tremila confrati ripartono a volto scoperto, come si usa sin da quando, nel 1860, la polizia borbonica fu ingannata dai patrioti che si camuffarono da confrati.
La processione è solitamente anticipata da una fiumana di folla che si riversa sull'antica e stretta via del Popolo, unicamente illuminata dalle flebili torce, per precedere i confrati ed attenderli al loro arrivo in centro, dove si accalcano anche i turisti ed i visitatori. I tremila incappucciati, infatti, intasano da soli la viuzza e la presenza di molti fedeli ai lati sarebbe impossibile.
Intanto, i confrati della Donna Nuova si accodano alle altre 14 confraternite accompagnando i fercoli e la Santa Spina nella discesa che li condurrà nuovamente verso piazza Matteotti e via Roma. La risalita, colpisce per il fatto che le visiere di tutti i confrati sono alzate, ed i loro volti, che in tutte le processioni svoltesi durante la Settimana Santa erano rimasti rigorosamente coperti, sono ora visibili ai fedeli.
Dopo l'arrivo al Duomo, con confrati, fedeli e musicisti stremati per l'ultima dolce salita, i fercoli ritorneranno alle loro rispettive chiese di provenienza in processione - prima il Cristo, poi la Madonna - ed il rito avrà termine.
Lungo il corso della processione si vanno inserendo progressivamente tutte le 15 confraternite, e la massa dei 3000 confrati incappucciati rende Enna il vertice isolano dei riti pasquali. Il fercolo dell'Addolorata (dalla cui chiesa escono, a un certo punto del tragitto, quasi tutte le confraternite) viene portato in processione fino al Duomo. I confrati reggono fercoli dorati e baldacchini che accolgono la Croce reliquiario e la statua della Madonna Addolorata. Infine, la processione fa rientro al Duomo.
[modifica] Domenica di Pasqua
La Domenica di Pasqua si concludono in grande stile le celebrazioni della Settimana Santa: la festa della Resurrezione ha luogo in piazza Duomo, nel pomeriggio alle 18,00, si svolge la Processione della Pace (Paci in dialetto), durante la quale la Madonna e il Cristo Risorto vengono portati dai confrati in processione, rispettivamente da quelli di San Giuseppe e del SS. Salvatore, per convergere ai piedi della Cattedrale. Quando il Cristo Risorto appare all'ombra della mole del Duomo, il velo nero che sino ad allora ha ricoperto l'Addolorata cade, i due fercoli corrono l'uno verso l'altro al suono delle campane che vengono finalmente sciolte, quindi i fercoli vegono portati dentro alla Chiesa Madre dove rimarranno per una settimana.
La commovente cerimonia della Paci è così chiamata giacché, fino al XVI secolo, era questa l'unica occasione in cui gli abitanti veri e propri della città ed i contadini che vi erano stati ghettizzati nel versante occidentale, detto Monte, deportati questi ultimi dai feudi sottostanti, potevano incontrarsi. Infatti, per tutto l'anno un muro, posto dove oggi c'è piazza Matteotti nota appunto come piazza Balata, divideva i cittadini ennesi dai contadini, che celebravano i riti della Settimana Santa separatamente, ma potevano solo a Pasqua e per la settimana successiva accedere in città.
[modifica] Dopo la Pasqua
[modifica] Festa della Donna Nuova
Il sabato successivo alla Pasqua si tiene la Festa della Donna Nuova, organizzata dal Collegio di Santa Maria La Nuova l'uscita in processione - alle ore 19,00 - del simulacro della Donna Nuova, ovvero della Madonna a fine lutto, portato da 60 confrati del collegio dall'omonima chiesa fino al Duomo per l'incontro con il simulacro di Gesù Risorto. Il rientro di Santa Maria La Nuova alla propria chiesa d'origine avviene in tarda serata.
Tali festeggiamenti, che originariamente si svolgevano il martedi e non il sabato dopo Pasqua, sono parte integrante dei riti della Settimana Santa ennese da molti secoli, certamente dal Quattrocento, e nel corso del tempo hanno ricevuto numerosi privilegi concessi dalle massime autorità del Regno: dalla possibilità di rinviare la festa fino a 15 giorni dopo la Pasqua in caso di maltempo, all'acquisto, nel Seicento, di nuove e più belle statue opera di Giovanbattista Li Volsi da Nicosia.
[modifica] La Spartenza
L'indomani, Domenica in Albis, si tiene la caratteristica cerimonia della Spartenza (Separazione)[7]: i due simulacri, di Cristo e di sua Madre, tornano ciascuno nella propria chiesa.
Il termine spartenza deriva proprio dal fatto che, nel Basso Medioevo, la settimana di tregua, iniziata con la Pasqua, tra i cittadini ennesi ed i contadini che vi erano ghettizzati, volgeva al termine, e tutti i fedeli si separavano, appunto, facendo ritorno ognuno nella propria parte di città.
[modifica] Eventi collaterali
Sono tradizionalmente organizzati numerosi eventi collaterali alla Settimana Santa. Tra questi, si ricordano le mostre e le estemporanee di pittura che si tengono al Teatro Garibaldi, le gigantografie della gran parte delle chiese e conventi di Enna e dei costumi dei confrati, le esposizioni archeologiche che si svolgono al Castello di Lombardia e quelle folkloristiche della Torre di Federico II e della Galleria Civica, e ancora i concerti che hanno luogo presso le varie chiese e quello pasquale trasmesso in diretta tv come la processione del Venerdì Santo. Si tengono infine recital di poesia e visite organizzate della città, dei musei e delle mostre grazie a guide specializzate in lingue straniere. Alcuni di questi eventi sono stati cancellati nella Pasqua del 2006 a causa del dissesto finanziario in cui versa il Comune di Enna.[8]
[modifica] Turismo e impatto mediatico
La Settimana Santa richiama ad Enna un ingente numero di presenze turistiche. secondo le dichiarazioni pervenute dal Comune, si registrano in questa settimana più di 60.000 turisti in città di cui un terzo per il Venerdì Santo, dato che non comprende le migliaia di siciliani che da tutte le province dell'isola visitano il capoluogo più alto d'Italia in questa occasione. C'è da specificare che, come avviene per tutte le feste nel Mezzogiorno, l'evento richiama anche ad Enna numerosi immigrati che nei decenni precedenti sono andati a vivere in tutto il mondo. Questo quadro fa ben comprendere quale ruolo le celebrazioni pasquali ennesi rivestano per la stagione turistica dell'intera Sicilia centrale, area non certo prolifica di eventi a grande affluenza.
Rappresentando il culmine della stagione turistica della città, le autorità locali, in occasione del Venerdì Santo specialmente, bloccano il traffico stradale nel centro storico, ituato nella parte alta della città, e istituiscono un "ponte" che offre ai pellegrini e ai turisti un servizio continuato di bus navetta gratuiti che a ritmo serrato trasportano gli utenti da Enna Bassa a Enna Alta.
Il Venerdì Santo, poi, ha uno spessore mediatico considerevole, giacché molte emittenti televisive regionali e satellitari piazzano le proprie troupes lungo tutto il percorso della Processione per trasmetterne le immagini in diretta. Lo stesso Comune riporta inoltre a tal proposito dati d'ascolto, attestando che l'audience ha raggiunto i «5 milioni e mezzo di spettatori per il terrestre e 132 milioni per il satellitare»[9].
I riti del 2007 sono stati infine presentati a Roma con una duplice tappa: prima i rappresentanti delle 15 confraternite ennesi accompagnati dalle massime autorità locali hanno illustrato le celebrazioni al Santo Padre Benedetto XVI, poi si è tenuta presso la Chiesa di Maria SS. odigitria dei Siciliani una conferenza di un certo risalto. È difatti tradizione da alcuni anni che l'apertura della Settimana Santa sia peceduta da convegni e conferenze stampa solitamente ospitati dall'Università Kore di Enna.
[modifica] Collegamenti con i luoghi della Processione
In occasione della Settimana Santa gran parte del centro storico di Enna viene chiuso al traffico veicolare e vengono istituiti dei servizi pubblici di bus navetta con Enna bassa.