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Pillole di storia: la società si organizza e va a "scuola" dalle grandi
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Sesta puntata della storia della Pallamano Haenna. Anche questa settimana Mario Gulino ci racconta il passato della nostra società. Cliccate su leggi tutto per leggere la nuova pillola o andate su  Le Rubriche per visualizzare l’archivio...

PILLOLA N°6: Si comincia a fare sul serio. La società si organizza e va a “scuola” dalle grandi. 



Con una struttura al coperto a disposizione, gli allenamenti assumono una cadenza giornaliera, la Società si organizza dal punto di vista dirigenziale e la collaborazione con altre società permette un confronto tecnico-agonistico periodico per cui il livello della crescita tecnico-tattica della squadra ne risente, a sua volta, in modo positivo.

Nel contempo la nomina del Presidente Flavio Guzzone  in seno al Consiglio Federale Nazionale, permette, altresì, una collaborazione con importanti Società del panorama nazionale del momento. All’inizio della stagione agonistica 1980/81, infatti, il sottoscritto insieme a Renato Arena viene ospitato dall’allora CIVIDIN TRIESTE per seguire la preparazione della squadra “Giuliana” ed assistere nel contempo alle partite di Coppa dei Campioni e di Coppa Italia che in quel periodo si disputarono a Trieste.

L’esperienza si rivelò esaltante da tutti i punti di vista, soprattutto per quello che riguardava l’organizzazione e la strutturazione degli allenamenti ed in modo particolare per la metodologia usata per il miglioramento tecnico-tattico dei giocatori.

Al rientro in sede si trattò di adeguare alla “nostra realtà” quanto acquisito durante il periodo  trascorso con la squadra che rappresentava il massimo della pallamano Italiana del momento. Non fu sicuramente facile proporre e soprattutto fare accettare un nuovo metodo di lavoro ed un diverso approccio mentale allo stesso, in senso professionale, a dei ragazzi che non avevano da pensare esclusivamente alla pallamano. Ma fu proprio allora, proprio in quel momento di difficoltà che in pratica si determinò il futuro della società Ennese.

Se si voleva fare il salto di qualità bisognava lavorare in modo diverso e dare ai ragazzi una prospettiva agonistica migliore, la possibilità, cioè, di competere con le squadre migliori e puntare ad un salto di serie. Tutto ciò sarebbe stato possibile solo se in squadra ci fosse stato un giocatore in grado di dare equilibrio e di far ottenere dei risultati che dessero entusiasmo e forza mentale. Occorreva avere un giocatore che avevano tutte le squadre di vertice. Occorreva un giocatore straniero

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