 | Quarto appuntamento con la storia della Pallamano Haenna. Anche questo martedì Mario Gulino ci racconta il passato della nostra società. Cliccate su leggi tutto per leggere la quarta pillola o andate su Le Rubriche per visualizzare l’archivio... |
PILLOLA N°4: stanchi di sconfitte e “mazzate”…bisognava imparare la vera pallamano. Con le squadre campane difficilmente si riusciva a rimanere in partita per più di quindici minuti, sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico-tattico. Con loro i tabellini di gara si trasformavano in veri e propri necrologi sportivi. Contro le squadre calabresi ed il resto delle siciliane invece, pur perdendo, si riusciva a limitare il passivo, grazie soprattutto al carattere fortemente “guerriero” di tutti i componenti della squadra. Tutto si poteva rimproverare ai gialloverdi, infatti, ma mai di uscire dal campo senza aver dato anima, corpo e spesso anche il sangue, non in senso metaforico ma proprio nel senso letterale della parola. Specie durante le prime gare, ogni contatto fisico un po’ più robusto del normale veniva inteso come una grave offesa personale che non poteva essere né tollerata né tantomeno lasciata passare inosservata, anzi, bisognava subito rispondere a tono per evitare che la cosa potesse ripetersi ancora. Di fatto la cosa si ripeteva spesso perché il contatto fisico era ed è nella normalità del gioco della pallamano per cui gare come quelle contro i VV.FF. “Giordano” di Caltanissetta, contro il Crotone, il Lamezia Terme o L’Ital di Agrigento diventavano delle contese degne delle migliori tradizioni medioevali. La frase “Ci vediamo al ritorno” diventò la costante di ogni fine gara. Goal e “mazzate” si prendevano in quantità industriali ed anche se le seconde si riusciva, pur se a fatica, ad equilibrarle col tempo il perdere sempre cominciò a pesare. Occorreva trovare un modo per cominciare finalmente a “giocare”, occorreva un modo per imparare a giocare a pallamano… |